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Risposta a Jaime Rodriguez, un colombiano in Italia
Di Annalisa (del 04/06/2009 @ 00:45:44, in Colombia, linkato 894 volte)
Jaime Rodriguez, un colombiano che vive in Italia da anni ha lasciato in questi giorni un lungo commento sul sito, raccontando la sua esperienza e la sua vita. E' una testimonianza educata e gentile e che  merita rispetto, anche se tuttavia rappresenta per così dire, quella che è la versione filogovernativa della realtà colombiana. Perfino nel tentativo di dare la colpa ai "vicini stati latinoamericani" (leggi Venezuela) della distorsione con cui noi europei ci occupiamo della Colombia. La sua lettera mi ha ricordato la conversazione avuta tempo fa con l'ambasciatore colombiano a Roma Sabas Pretelt de la Vega. Sembra che certi discorsi vadano secondo binari stabiliti e rigidi copioni. Tuttavia non è sempre così semplice e la realtà è mutevole e diversa. So bene che non è facile per nessuno e che ognuno ha le proprie ragioni, che anni di guerra civile hanno portato all'imbarbarimento del conflitto, che è facile far passare delinquenza comune per guerriglia, così come è stato facile per i militari dell'esercito far passare giovani innocenti per “pericolosi terroristi”, ucciderli e mettergli addosso una mimetica con il distintivo delle FARC, ma non sono sicura che il popolo voglia per una terza volta Uribe come dice il nostro amico, non sono sicura che il presidente colombiano abbia l'intero consenso nazionale. Piuttosto bisogna sempre scegliere da che parte stare...
Questa è la risposta che ho scritto ieri sera a Jaime e di seguito c'è il suo commento, tanto per riflettere e discuterne, nessuno di noi pretende di avere la palla di vetro o l'elisir della saggezza...
 
 
Caro Jaime, ti ringrazio per l’attenzione e per la sincerità e la delicatezza con la quale mi hai raccontato alcune cose della tua vita.
Non ho motivo per dubitare di quanto tu racconti. Tuttavia permettimi di dirti che  le storie che giungono dalla Colombia, anche da quello stesso popolo che tu giustamente chiami in causa, sono molto diverse.
 
So di persone che se ne sono dovute andare perchè minacciate e costantemente in pericolo di vita per il loro lavoro e per il loro impegno.
 
So di tanti sfollati che hanno dovuto lasciare le loro terre perchè semplicemente gli sono state sottratte dai paramilitari.
 
Ho conosciuto Aida Quilcué , leader del CRIC,  in Italia poche settimane dopo che l’esercito gli ha ammazzato a bruciapelo il marito.
 
Ho amici che si occupano tra pericoli e difficoltà della difesa dei diritti umani in Colombia e ogni volta che escono da casa la  mattina  sperano di poter farvi ritorno.
 
Il giornalista italiano Simone Bruno per aver testimoniato e scritto sull’uso delle armi da parte della polizia durante la Minga indigena dello scorso mese di ottobre, ha ricevuto minacce di morte e ne abbiamo parlato anche in questo sito.
 
Conosco Iván Cepeda che si batte per la giustizia per le vittime dei crimini di Stato e so che due anni fa in una settimana sono stati ammazzate sei persone del MOVICE, in occasione della marcia del 6 di marzo, dopo che Luis Obdulio Gaviria e lo stesso Uribe in televisione hanno detto  che la stessa era stata organizzata dalle FARC.
 
E potrei continuare all’infinito. E so che purtroppo non sono cose inventate nemmeno queste. So anche di tante persone che vorrebbero lasciare la Colombia e che non lo fanno, o perchè non possono, semplicemente non possono, o perchè non lo trovano giusto e preferiscono rimanere nel loro paese a costo di rimetterci la vita.
 
Credo anche che stia  crollando pezzo dopo pezzo la  maschera che è stata costruita ad arte intorno a Uribe e al suo governo.
 
Democrazia? E’ democrazia quella nella quale ha vinto con una  campagna presidenziale finanziata e appoggiata dai peggiori criminali del paese? Quelli sì narcotrafficanti veri.
 
E’ democrazia quella nella quale 2000 giovani, per lo più umili contadini o disoccupati sono stati uccisi dai soldati e fatti passare da guerriglieri solo per avere una promozione o una licenza? 88 dollari il prezzo del loro cadavere pagato da qualche militare dell’Esercito colombiano.
 
E la sicurezza, la tanto decantata sicurezza. Per chi? Per le famiglie ricche, barricate nei loro quartieri, o per persone come te che hanno avuto la possibilità di studiare e di lasciare il paese o per quella dei  politici corrotti. O la sicurezza dell’impunità per i responsabili dei tanti crimini, o di quella di chi  ha messo la politica nelle mani dei paramilitari. Smobilitati dicono. Quando? Dove? Come?
 
Che sicurezza c’era per le 111 persone scomparse nel corso del 2008 e il cui caso è indicato sotto la voce “desaparición forzada”? O per i 42 sindacalisti uccisi nei primi 6 mesi dello stesso anno?
 
E se parliamo del “miglioramento del clima politico, sociale ed economico”  come tu dici, parliamo anche del 48% di bambini che ancora non hanno accesso all’educazione? O di quelli che ancora muoiono per denutrizione?
 
Ma tu queste cose le sai, certo, è il tuo paese. Purtroppo le conosciamo anche noi. E siccome noi stiamo sempre dalla parte dei più deboli, di quelli che non possono e non vogliono andarsene, di quelli che non hanno nemmeno i soldi per il bus per Bogotà, di quelli che non hanno il telefono e che quindi non partecipano ai sondaggi Gallup,  , di quelli che non riescono ad andare a votare perchè troppo lontano da dove vivono, di quelli che difendono la sopravvivenza dei loro cari e dei loro figli (anche quella alimentare) e non certo di quelli che difendono potere e ricchezze sulle povere spalle del popolo colombiano da decenni, continueremo a denunciare tutto questo.
Un caro saluto.
Ah... scusa se ti ho dato del tu.
..
Cara Annalisa
 
Ho letto con molta attenzione i suoi articoli in merito al Presidente Colombiano Alvaro Uribe. Io sono colombiano, Ing. Elettronico laureato in università pubblica a Bogotà. Oggi tutta la mia famiglia abita all’estero, perche siamo stati perseguitati e minacciati…… dovevamo pagare il pizzo.
 
Uno dei miei fratelli è stato sequestrato per motivi estorsivi, e liberato dopo aver pagato una somma per la sua liberazione, anche se abbiamo temuto il peggio. Non eravamo una famiglia benestante ne abbiamo avuto relazioni con la politica ne di destra ne di sinistra.
 
Anche se negli anni 50 i gruppi guerriglieri che nascevano (per conflitti politici all’epoca)erano insorgenti armati che vivevano nella clandestinità ma avevano molto probabilmente degli ideali politici -come i partigiani all’epoca della seconda guerra mondiale in italia-. Purtroppo con il tempo, furono abbandonati quelli ideali politici che in principio gli fecero nascere…. per sostituirli con quelli economici, denari ottenuti attraverso attività illecite quali sequestro, estorsione e delinquenza organizzata; negli anni 80 diventarono “l’esercito” dei cartelli della droga, e negli anni 90 i quando i “Capi” dei cartelli della droga –Rodriguez Gacha, Rodriguez Orejuela, Pablo Escobar, ecc- furono messi “sotto controllo”, la mal chiamata guerriglia diventava “narcoguerriglia”.
 
Era un gruppo di delinquenza organizzata diventato economicamente molto forte, che non cercava più di partecipare nella politica democratica ma di creare un nuovo stato dentro lo stato. Sono riusciti a implementare il più grande sistema di corruzione in tutte le istituzioni dello stato… dal parlamento, fino al catasto.
 
Sono stato testimone vivente del danno economico e psicologico da loro creato. Le multinazionali che stavano investendo in Colombia, iniziarono a chiudere le figliali lasciando migliaia di lavoratori senza posto di lavoro. Le multinazionali che fino a quel momento stavano esplorando il petrolio in Colombia, decisero di spostare l’esplorazione a Venezuela (sempre per causa delle estorsioni, sequestri e attentati agli oleodotti).
 
Per anni, i guerriglieri furono invitati a partecipare a tavoli di negoziazione, ma loro presero in in giro continuamente ai governi in carica; alcune volte non si sono ne anche presentati. Hanno chiesto e ottenuto “zone di distensione” cioè zone libere della presenza dello stato per “facilitare il clima della negoziazione” che poi si è dimostrato venivano utilizzate come zone per formazione militare, reclutando i figli minorenni dei contadini della zona e ricevendo armi provenienti da aerei russi che sorvolavano la zona.
 
Tutti i Colombiani ci siamo stancati e molti siamo stati costretti a lasciare il nostro paese vittime della guerriglia negli anni che furono considerati “l’esodo dei Colombiani” dal 1999 al 2001.
 
Le politiche di Uribe iniziarono ad ottenere risultati per tutelare i cittadini per bene. Io sono tornato un paio di volte negli anni 2005 e 2007, e il riscontro con tutta la popolazione è stato molto positivo.
 
Molti contadini erano riusciti a riprendere possesso dei terreni di proprietà -da dov’erano fuggiti per causa della violenza-, e avevano ripreso le loro attività economiche. La soddisfazione dei lavoratori, commercianti e impresari ringraziano a Uribe le garanzie istituite per svolgere e tutelare le proprie attività.
 
Io umanamente vi chiedo di documentarvi direttamente con la popolazione….. ho avuto la possibilità di sentire molti dei miei amici che partecipavano attivamente in movimenti di sinistra e oggi invece condividono e appoggiano incondizionatamente le politiche del presidente Uribe. Non ci sono dubbi dell’intero consenso nazionale da lui ottenuto in una vera democrazia…. il popolo lo vuole rieletto per la terza volta, e chi, meglio che la stessa popolazione per misurare il miglioramento del clima politico, sociale ed economico di uno stato ???
 
E’ chiaro…. non tutto sono rose e fiori, ma non riesco a capire come facciano gli stranieri a criticare le politiche di Uribe quando la popolazione ne va fiera. Sarà magari che le “politiche in contrapposizione” dei vicini stati latinoamericani con politiche di sinistra, riescono a presentare una realtà sufficientemente distorta approfittando del proselitismo “anti-americano” ????