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Uribe criminalizza i sindacati con la scusa delle FARC.
Di Annalisa (del 06/08/2007 @ 15:34:22, in Colombia, linkato 867 volte)
Il gatto e la volpe
(e Teleamazonas con la stessa scusa discredita il governo Correa…).
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Nonostante Uribe continui a pellegrinare negli Stati Uniti elemosinando dal Congresso statunitense la firma del Trattato di Libero Commercio, sembra che debba penare ancora parecchio per ottenerla.
Soprattutto dovrà fare miracoli nel convincere tutti che sotto la sua presidenza la situazione in Colombia è migliorata rispetto alla violenza e all’impunità dei gruppi paramilitari e agli omicidi dei sindacalisti, relativamente ai quali il presidente  colombiano continua a fornire dati ben diversi da quelli in possesso delle associazioni umanitarie del suo paese.
Anzi,  è riuscito perfino, in un parco di Queens, New York,  approfittando delle celebrazioni  per  il giorno dell’indipendenza colombiana, con alcune migliaia di  connazionali immigrati negli Stati Uniti, a far passare la sua “personale verità”. E cioè che secondo la giustizia del suo paese nessuno degli omicidi di sindacalisti è in relazione  al loro lavoro  ed ha incolpato per queste morti in misura uguale sia la guerriglia che i paramilitari. Cercando di elemosinare consensi per la firma del TCL, che non viene ratificato dal congresso proprio per gli scarsi progressi del governo colombiano in materia di diritti e sicurezza ai sindacalisti, Uribe ha accusato questi ultimi  di fare “apologia di terrorismo” e di appoggiare i gruppi rivoluzionari, provocando così la reazione violenta dei paramilitari da sempre in lotta contro la guerriglia.
Già prima della sua partenza, in un incontro pubblico in Colombia,  aveva accusato duramente i sindacalisti colombiani di appoggiare le FARC e la lotta armata, e a New York  ha colto l’occasione per  ritornare sull’argomento.
Il pretesto è stato quello della partecipazione di tre organizzazioni sindacali colombiane, la Sintraemcali, la Sintratélefonos e la Sintraunicol all’ XI  seminario pubblico internazionale organizzato a Quito (Ecuador) tra il 9 ed il 13 luglio  dal Movimento Popolare Democratico (MPD) sui “Problemi della Rivoluzione in America Latina”.
Motivo della violenta critica verso i sindacati colombiani da parte sia di Uribe  che  del vicepresidente Santos, tra l’altro accusato da Salvatore Mancuso di aver collaborato con i paramilitari,  sono le dichiarazioni finali del documento conclusivo del seminario nelle quali le organizzazioni partecipanti “esprimono la loro solidarietá a tutti i popoli del mondo che lottano per conquistare la loro libertá sociale e nazionale e per le loro rivendicazioni specifiche e i loro  diritti politici, con i processi democratici che si svolgono in Venezuela, Bolivia ed Ecuador, con la lotta dei movimenti insurrezionalisti in Colombia, Filippine e Nepal...”
Alle accuse strumentali di Santos e di Uribe, il presidente del Sindicato de Trabajadores y Empleados Universitarios de Colombia ha risposto  di non aver mai  posto la sua firma in un documento in cui si appoggia la guerriglia.
I tre rappresentanti dei sindacati colombiani tra l’altro hanno partecipato soltanto ad una delle giornate del seminario in cui sono state tenute due tavole rotonde dal titolo: “La lotta dei lavoratori e dei popoli contro il capitalismo e l’oligarchia e “Mezzi di comunicazione alternativi e processi di cambiamento”.
Gli organizzatori del seminario, tra i quali Ciro Guzmán, direttore del Movimento Popolare Democratico (MPD),  in un comunicato inoltre hanno fatto sapere che non sono state  richieste sottoscrizioni al documento conclusivo e che le FARC e l’ELN non hanno partecipato con loro delegati agli incontri, ma che hanno inviato soltanto delle loro note, come hanno fatto tanti altri movimenti di sinistra latinoamericani.
Uribe attaccando i sindacati e accusandoli di avere relazioni con la guerriglia, ha tentato maldestramente di incolpare le FARC  e gli stessi sindacati delle repressioni a cui sono sottoposti  i  loro rappresentanti. Ricordiamo che solo nel 2006 sono stati 73 i sindacalisti uccisi in Colombia e che dal 1991 ci sono stati  2245 omicidi, 3400 minacce e 138 scomparse. “Questo è quello che ha ottenuto la guerriglia in Colombia e questo è quello che ha scatenato l’atroce persecuzione contro i leader sindacali” facendo intendere che i paramilitari assassinano i sindacalisti perchè li considerano “simparizzanti” dei guerriglieri.
Il fatto è che,come già è stato accusato di fare in passato,  è egli stesso che indirettamente nei suoi discorsi presidenziali fornisce ai paramilitari direttive di azione.
Accusare pubblicamente i sindacalisti di far parte della guerriglia davanti a una platea formata da riservisti dell’esercito e della polizia equivale a condannarli a morte.
E vale la pena ricordare che Jorge Noguera, il “bravo ragazzo” e grande amico di Uribe, ex console colombiano in Italia ed ex direttore del DAS colombiano, accusato di aver consegnato i servizi segreti colombiani nelle mani dei paramilitari, tra le altre cose è accusato di aver fornito loro liste di sindacalisti, operai e attivisti sociali per la loro eliminazione.
La CUT (Central Unitaria de Trabajadores) ha fatto sapere tramite il suo presidente Carlos Rodriíguez, che le dichioarazioni di Uribe sono “temerarie e irresponsabili” ed equivalgono ad una condanna a morte
Contemporaneamente invece, in Ecuador,  anche il potente canale televisivo Teleamazonas, di proprietà del gruppo Pinchincha di Fidel Egas Grijalva, usando gli stessi argomenti, diffonde false notizie con lo scopo di gettare discredito sul governo Correa.
Fidel Egas Grijalva,  tra le altre cose,  è proprietario della Diners Club Colombia ed in passato è stato accusato a Panama  di operare attraverso il Banco Pinchincha  con narcotraffico e riciclaggio di danaro sporco.
Teleamazonas ha diffuso infatti, la notizia  priva di ogni fondamento che un “alto rappresentante delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) avrebbero partecipato alla riunione dei movimenti di sinistra tenuta a Quito”.
Secondo Teleamazonas si sarebbe trattato di Narciso Isa Conde, la cui presenza sarebbe stata segnalata in Ecuador  secondo il  registro migratorio di questo paese  tra il 7 e l’11 luglio scorso. “Il soggetto, nato a Cuba e nazionalizzato nella Repubblica Dominicana sarebbe entrato nel paese disarmato e non si esclude che sia lui la persona che avrebbe partecipato all’incontro a nome delle FARC”.
Narciso Isa Conde racconta quanto accaduto in questo suo articolo.
Egli è un attivista politico e saggista dominicano ed è stato in prigione e torturato sotto la dittatura di Trujillo, ha intervistato in più di una occasione rappresentanti delle FARC nella foresta colombiana diffondendo sui mezzi di comunicazione fin dal 2006 foto ed interviste relative, senza che come egli stesso ha detto,“abbiano causato alcuno scandalo”.
Come riferisce nel suo articolo (e come i giornalisti di Teleamazonas ben sanno), “ignoro di essere nato a Cuba, anche se non me ne vergognerei. Secondo il mio atto di nascita, sono nato nella città di San Francisco de Macorís, nella Repubblica Dominicana. In verità ignoro anche quando le FARC mi abbiano arruolato nelle loro fila e mi abbiano  nominato tra i loro alti dirigenti...” 
Isa Conde ammette di essere stato in Ecuador in quei giorni disarmato (“anche se il mio libro En el Siglo XXI: ¿Cuál Democracia? ¿Cuál Socialismo? in Perú è stato definito una vera bomba) , ma soltanto per partecipare al seminario organizzato dal MPD a Quito.
Quello che è più inquietante in tutto questo è la  sinergia di intenti tra le forze conservatrici latinoamericane che forse ora più che in passato si vedono costrette a condividere metodi, scopi e menzogne per fronteggiare le istanze di sinistra che si vanno affermando con sempre maggior vigore.
E ancora una volta lo fanno attraverso i mezzi di comunicazione che probabilmente rappresentano  il loro vero punto di forza.