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Colombia, gli undici martiri dello scambio umanitario
Di Annalisa (del 01/07/2007 @ 18:04:35, in Colombia, linkato 718 volte)
Gli undici deputati dell’Assemblea del Valle del Cauca che il Comando Congiunto d’Occidente delle FARC-EP, con un comunicato del 23 giugno scorso, informa che sono deceduti nel “mezzo del fuoco incrociato”, sono in ordine di tempo gli ultimi martiri del cosiddetto scambio umanitario.
Il comunicato delle FARC fa riferimento ad un “gruppo militare finora non identificato”, il quale avrebbe attaccato l’accampamento in cui si trovavano, addossando la responsabilità dell’accaduto alla “demenziale intransigenza” del presidente Uribe.
Uribe, dal canto suo, due giorni fa,  nella conferenza stampa ha dichiarato che “il governo accusa il gruppo terrorista delle FARC dell’omicidio dei deputati “.
Il Ministro della difesa Juan Manuel Santos appoggiando la versione del presidente, ha detto che in questo caso andrebbe applicato il buon senso per cui e’ impossibile che in uno scontro a fuoco siano morti solo gli ostaggi e nessun militare o nessun guerrigliero.
Il Ministro degli Interni Carlos Holguin Sardi non esclude invece la possibilità che ci sia stato uno scontro a fuoco con alcuni gruppi di paramilitari, probabilmente le  Aguilas Negras,  la nuova generazione di paramilitari che non hanno aderito alla smobilitazione.
Il comandante del ELN, Juan Carlos Cuellar si è sentito in dovere di assicurare che i suoi uomini ultimamente non hanno avuto scontri con le FARC e così fa sapere anche il capo dei paramilitari smobilitati Ernesto Baez  dal carcere di massima sicurezza di Itagui, scartando l’ipotesi del coinvolgimento delle Aguilas Negras  nella vicenda.
Fin qui  le versioni ufficiali  di tutte le parti in causa.
Secondo un’altra versione, invece, un po’ più “complottista” ma tuttavia non priva di riscontri,  un commando del Gaula (corpo speciale antisequestro dell’esercito colombiano)e paramilitari guidati da nordamericani hanno attaccato l’accampamento dove si trovavano le FARC, nella zona di confine tra il Valle e Nariño.
Secondo questa versione si sarebbe trattato di una delle operazioni segrete nell’ambito del Plan Patriota, utilizzando  tecniche già sperimentate con successo in Asia, Medio Oriente, nei  paesi arabi e quelli del centro America.
Questi corpi speciali sarebbero addestrati nelle basi americane di Manta e Aruba e in alcune basi  colombiane,tra cui la base di Castilletes sul Golfo del Venezuela con lo scopo di liberare gli ostaggi nelle mani della guerriglia e successivamente preparare attacchi al vicino Venezuela, dove   gruppi di Aguilas Negras, agenti del DAS (la sicurezza colombiana) e la SIJIN (un corpo della polizia giudiziaria)  già si sarebbero infiltrati  per provocare una guerra civile e giustificare così un intervento straniero.
Un interessante articolo su El Colombiano, quotidiano di Medellín, invece elenca questa  serie di ipotesi:
1)     alcuni analisti suppongono che un gruppo di Aguilas Negras, probabilmente patrocinati da un cartello del Nord del Valle, durante un’incursione nel territorio dove erano tenuti  nascosti gli 11 deputati abbiano causato la reazione delle FARC. Ciò nonostante risulta difficile credere, come ha fatto notare il Ministro della Difesa Santos,  che il fuoco incrociato abbia colpito solo gli ostaggi, è più probabile l’ipotesi secondo la quale il gruppo paramilitare abbia colto di sorpresa le FARC , le quali confondendoli con l’esercito abbiano attuato l’ordine ricevuto dai vertici  del gruppo armato di eliminare gli ostaggi, come già accaduto in passato in questi casi.
2)     L’accaduto potrebbe essere in relazione con la morte di Milton Sierra, alias JJ, noto come la mente dell’operazione che ha portato al sequestro dei deputati nell’aprile 2002. La morte di Sierra avrebbe lasciato il gruppo senza guida e alcuni dei suoi uomini per vendetta avrebbero deciso di eliminare gli ostaggi. JJ è stato ucciso approssimativamente il  15 giugno scorso in un’operazione congiunta di Esercito, Armata Nazionale e Forza Aerea, quindi appena pochi giorni prima del  comunicato delle FARC in cui la morte degli 11 deputati del Valle si fa risalire al 18 giugno. Anche in questa notizia, balletto di date, Juan Manuel Santos,   infatti  assicura che JJ fu ucciso il 6 giugno e quindi circa 12 o 13 giorni prima della morte dei deputati.
3)     Nonostante il governo abbia negato un’azione militare volta alla liberazione degli ostaggi non è detto che nelle immediate vicinanze non ci sia stato movimento di truppe, e che questo abbia provocato la tragica decisione di eliminare i deputati.
4)     Le FARC avrebbero deciso di eliminare gli ostaggi per provocare un’immediata reazione della comunità internazionale affinché faccia pressione  per una rapida soluzione dello scambio umanitario.
 
La situazione è intricata e  aperta ad ogni possibilità, se veramente fossero coinvolte le Aguilas Negras sarebbe anche più inquietante, come ha dichiarato infatti l’esperto dei servizi segreti Jairo Libreros “se questa ipotesi fosse reale, sarebbe preoccupante che le Aguilas Negras abbiano  un sistema di intelligence superiore a quello dell’ esercito , dal momento che avrebbero localizzato  le FARC e gli ostaggi prima dell’esercito, salvo il fatto che a loro non interessava salvare la loro vita”.
 
E’ grande il dolore e la rabbia dei familiari delle vittime che nonostante indicano come responsabile dell’accaduto la guerriglia, fanno sapere per tramite della portavoce Fabiola Perdomo, vedova di Juan Carlos Narvaéz, all’epoca del sequestro presidente dell’Assemblea Del Valle del Cauca, che   ritengono che il governo sia ugualmente colpevole nella tragedia  perché “ha avuto gli strumento politici e giuridici per lo scambio umanitario e non ha fatto nulla per realizzarlo”.
Altri familiari parlano di un “atteggiamento di intolleranza per cui non c’e’ stata volontà di raggiungere l’accordo umanitario”.
Tutti comunque manifestano la sensazione che il governo in questi cinque anni in cui è durato il sequestro, non abbia realmente mostrato la volontà politica per giungere ad uno scambio umanitario.
Tutti concordano sul fatto che il Governo dovrebbe accettare la smilitarizzazione dei municipi di Florida e Pratera come unica soluzione per riportare al paese gli altri ostaggi nelle mani della guerriglia ed avviare un processo di pace.
Le dichiarazioni di Uribe all’indomani della notizia della morte degli undici deputati non hanno effettivamente ottenuto pieno consenso, alcuni passaggi sono stati  criticati dai familiari delle vittime, come quello con il quale in cui il presidente apre  la conferenza stampa dichiarando che “per il Governo Nazionale la liberazione degli ostaggi è stata prioritaria” . Egli è stato inoltre smentito quando ha detto che le “FARC in modo sprezzante, hanno avvertito i familiari degli undici deputati telefonicamente”. Questi fanno sapere di non aver ricevuto nessuna telefonata dalle FARC e chiedono a Uribe  “molta delicatezza in questo momento di dolore”.
Álvaro Uribe ha distinto il suo governo per l’intransigenza e la politica militare con cui ha preteso di affrontare il delicato problema dell’accordo umanitario.
Ha considerato sempre il rifiuto alla smilitarizzazione dei territori di Florida e Pratera,  come una questione di principio o di onore militare e come più voci fanno notare, ha usato l’eventuale liberazione degli ostaggi come prova del suo successo politico. La famiglia di Ingrid Betancourt chiede ai paesi coinvolti nelle trattative, Francia, Spagna e Svizzera, (che nelle settimane scorse stavano conducendo trattative con il portavoce delle FARC Raùl Reyes) che si impegnino per ottenere con fermezza dal presidente colombiano la fine di qualsiasi operazione militare volta alla liberazione degli ostaggi e un impegno per il raggiungimento di un accordo umanitario.
Accordo umanitario che si profila ancora più lontano  dopo questa tragica notizia e dopo la reazione di Uribe, che in un intervento pubblico al nord del paese  ha tuonato che il Governo non lascerà che “in questo momento qualcuno si approfitti del dolore per esigere una zona di smilitarizzazione che permetta ai criminali delle FARC di sfuggire alla Forza Pubblica, che ha il compito di sconfiggerli”.
Opinione diffusa è che la stessa intransigenza governativa  non è stata dimostrata nello svolgimento delle trattative per la smobilitazione dei paramilitari.
In queste circostanze, nella ricerca affannosa del colpevole, tutte le parti chiamate in causa, sembrano dimenticare  che il sequestro degli 11 deputati si è protratto per ben 5 anni senza che si aprisse alcuno spiraglio di speranza nella loro liberazione, paradossalmente quando questa sembrava essere più vicina, il tragico epilogo.
Un attimo di paura delle FARC e quindi un segnale di debolezza? O una manifestazione di forza? L’esercito colombiano o le Aguilas Negras?
Probabilmente la verità come spesso accade in Colombia non si conoscerà mai, nel generale scaricabarile  che ne sta conseguendo.
L’anno scorso durante le trattative per la smilitarizzazione dei territori, scoppiò un’auto bomba nell’Università militare,   il Governo accusò le FARC e molti nutrirono dei dubbi, adesso nuovamente nel momento di trattative per la smilitarizzazione degli stessi territori, ci sono 11 deputati assassinati, non si sa bene da chi, le  FARC accusano il Governo e l’Esercito e molti nutrono dei dubbi.
Come ha scritto Antonio Caballero in un suo editoriale su  Semana, “la guerra non è la causa dei mali del paese, ma la sua conseguenza, per non essersi resi conto di questo, si è preteso risolvere questi mali con più guerra, come se la malattia fosse la cura. La dose più recente di questa cattiva medicina è stata quella somministrata dal governo ciarlatano di Uribe , la cui promessa è stata quella di vincere la guerra per poter poi arrivare alla pace: come se la guerra fosse il frutto della volontà malvagia di alcuni “cattivi colombiani” e non il prodotto (tra tanti altri) dell’ingiustizia essenziale che ha preteso mantenere tramite la stessa guerra, un forma estrema di repressione sociale”.
 
Questa ovviamente non vuole essere una giustificazione alla barbarie che sicuramente viene con la stessa violenza da ambo le parti (e il detenere per anni persone lontano dalle proprie famiglie sicuramente ne rappresenta un aspetto tragico) ma un invito alla riflessione sul fatto che rispondere alla violenza con la violenza non può che generare altra violenza e che il governo attuale nonostante tutto si è dimostrato incapace di condurre delle trattative,   prova ne è il fatto che probabilmente se un attore importante ci sarà in questo scenario, si tratterà sicuramente della comunità internazionale, a dispetto dei fondi e della demagogia spesi per la campagna di sicurezza del paese.

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