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 Proletari di tutti i paesi, unitevi!... di Annalisa
 
"
un urlo selvaggio denso ...un urlo selvaggio denso che io rilancio con tutta la forza delle ferite di un amore a brandelli contro queste ore di padroni affamati di sangue di retate contro le sbarre pesanti dell'emarginazione contro le foreste di un dolore e una solitudine senza fine.

Ferruccio Brugnaro
"
 
\\ : Storico : La memoria (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Annalisa (del 27/02/2007 @ 08:40:00, in La memoria, linkato 1290 volte)

Hoy es un día triste por el Venezuela, el 27 de febrero del 1989 una grande protesta popular en contra de las mediads neoliberales del Gobierno de Carlos Andres Perez termino reprimida en la sangre. Miles de muertos, miles de venezolanos fueron asesinatos por la represion policial. Miles de hombres, de mujeres, de niños. Nunca se supo exactamente cuantos fueron los muertos, quizas 10.000. Miles de hombres, mujeres, niños que simplemente reclamaban un trozo de pan, una arepa, un plato de pasta, fueron matado.

Entre los responsable de esta matanza, que todavia reclama justicia, tambien un indigno italo-venezolano, el Ministro de la Defesnsa Italo del Valle. Por este italiano, per este asqueroso hombre el desprecio y la indignacion de todos ...

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Di Annalisa (del 27/02/2007 @ 08:46:21, in La memoria, linkato 2627 volte)
Oggi è un giorno triste per il Venezuela, il 27 febbraio del 1989 una grande protesta popolare in Venezuela contro le misure  neoliberali adottate dal governo  di Carlos Andrés Perez fu duramente stroncata con il sangue. Migliaia di morti, migliaia di venezuelani  furono assassinati dalla repressione  militare. Migliaia di uomini, donne e bambini. Non si è saputo mai esattamente quanti furono, forse 10.000. Migliaia di uomini, donne e bambini che semplicemente  reclamavano un tozzo di pane, una arepa, un piatto di pasta, furono uccisi.
Tra i responsabili di questo massacro, che ancora reclama giustizia, ci fu anche l’italo-venezuelano, il Ministro della Difesa Italo del Valle. Per questo italiano, uomo ripugnante il disprezzo e l’indignazione di tutti gli italiani.
Nessuno dei responsabili del massacro ...

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Di Annalisa (del 24/03/2007 @ 10:01:13, in La memoria, linkato 3670 volte)

APARICIÓN CON VIDA DE JULIO LÓPEZ
“Trentamila persone sono scomparse in Argentina tra il 1976 e il 1983 durante il periodo della dittatura militare. La procedura messa in atto dal regime, prevedeva il loro sequestro e il successivo trasporto in luoghi di detenzione clandestini. In questi luoghi i sequestrati erano sistematicamente torturati e veniva cancellata ogni traccia delle loro identità reali. La successiva eliminazione, nella maggior parte dei casi, avveniva imbarcando i sequestrati, precedentemente narcotizzati , su aerei militari e poi gettati ancor vivi nelle acque dell’oceano o del Río de la Plata.
Tutto questo è potuto accadere anche grazie all’indifferenza dell’informazione del mondo occidentale e alla complicità dei grandi poteri economici che da sempre lo governano, molti dei quali di matrice italiana.”
Fuente: Lavaca
Graciela Daleo, de la ESMA a Roma
La mirada testigo
anticopyrightDe cara a los 31 años de la instalación del terrorismo de Estado, esta charla traza el recorrido de una mujer que sobrevivió para contarlo, pero también para pensarlo. En el 77 la secuestraron en la ESMA durante un año y medio. Ya en democracia, estuvo presa. Rechazó un indulto de Menem y fue prófuga de la justicia. Hasta que la historia puso las cosas en su lugar y se convirtió en una de las testigos clave para que se juzgue a los represores aquí y en Italia. “Creo que esto fue resultado de la lucha de nuestro pueblo. Para mí no es una dádiva de este gobierno” asegura. Lo que representa la desaparición de López, los límites de los organismos y cómo mira a sus “compañeros” ...

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Di Annalisa (del 26/04/2007 @ 11:15:29, in La memoria, linkato 74902 volte)

Guernica Pablo Picasso

'Il lunedì a Guernica è giorno di mercato per la gente delle campagne. Alle 16,30, quando la piazza era affollata, e molti contadini stavano ancora arrivando, la campana diede l'allarme . Cinque minuti dopo un bombardiere tedesco volteggiò sulla città a bassa quota, quindi lanciò le bombe mirando alla stazione. Dopo altri cinque minuti ne comparve un secondo, che lanciò sul centro un egual numero di esplosivi. Un quarto d'ora più tardi tre Junker continuarono l'opera di demolizione e il bombardamento si intensificò ed ebbe termine solo alle 19,45, con l'approssimarsi dell'oscurità. L'intera cittadina, con settemila abitanti e oltre tremila profughi, fu ridotta sistematicamente a pezzi. Per un raggio di otto chilometri, tutt'intorno, gli incursori adottarono la tecnica di colpire fattorie isolate. Nella notte esse ardevano come candele accese sulle colline.
(Dal Times del 28 aprile 1937)
......
El 26 de abril de 1937, la fuerza aérea alemana ataca el pueblo de Guernica, la idea es desmoralizar a los republicanos, destruyendo el símbolo de la independencia vasca.
Aclaremos que no fueron los alemanes los ideólogos del desastre, sino españoles franquistas, que pidieron tremenda barbaridad: un ataque aéreo masivo sobre un población de 7.000 personas desarmadas.
Este solo hecho, califica a la falanje española.
En respuesta, también fue un español el que difundió e inmortalizó el desastre, la falanje pasará, pero el cuadro será eterno.
A 70 años de Guernica, el mundo presenció muchos otros Guernicas, tantos que nadie se asombra, de que hoy en Irak, se usen armas mucho peores, que hace 70 años, que matan a defensores e invasores, y que nadie se importa, porque no hay pintores para inmortalizarla, o porque con un cuadro basta, todas las bestialidades del mundo se simbolizan con un solo cuadro:¡Guernica!
(Texto de Jose María Mancuso)
 
Di Annalisa (del 30/04/2007 @ 23:58:12, in La memoria, linkato 1602 volte)

Renato Guttuso

Renato Guttuso "Portella della Ginestra" 1953

"La vecchia credeva che fossero mortaretti e cominciò a battere le mani festosa. Rideva. Per una frazione di secondo continuò a ridere, allegra, dentro di sé, ma il suo sorriso si era già rattrappito in un ghigno di terrore. Un mulo cadde con il ventre all'aria. A una bambina, all’improvviso, la piccola mascella si arrossò di sangue. La polvere si levava a spruzzi come se il vento avesse preso a danzare. C'era gente che cadeva, in silenzio, e non si alzava più. Altri scappavano urlando, come impazziti. E scappavano, in preda al terrore, i cavalli, travolgendo uomini, donne, bambini. Poi si udì qualcosa che fischiava contro i massi. Qualcosa che strideva e fischiava. E ancora quel rumore di mortaretti. Un bambino cadde colpito alla spalla. Una donna, con il petto squarciato, era finita esanime sulla carcassa della sua cavalla sventrata. Il corpo di un uomo, dalla testa maciullata cadde al suolo con il rumore di un sacco pieno di stracci. E poi quell'odore di polvere da sparo.
La carneficina durò in tutto un paio di minuti. Alla fine la mitragliatrice tacque e un silenzio carico di paura piombò sulla piccola vallata. In lontananza il fiume Jato riprese a far udire il suo suono liquido e leggero. E le due alture gialle di ginestre, la Pizzuta e la Cumeta, apparvero tra la polvere come angeli custodi silenti e smarriti."
Era il l° maggio 1947 e a Portella della Ginestra si era appena compiuta la prima strage dell'Italia repubblicana.
 
 
 

La

 
Di Annalisa (del 06/08/2007 @ 08:45:44, in La memoria, linkato 789 volte)

14.454 persone hanno contribuito con chiavi (in tutto 75.000) o altri piccoli oggetti   alla raccolta dei 3.000 Kg. di materiale necessario alla costruzione del primo  monumento in bronzo a Ernesto Che Guevara, nella sua Argentina. Il monumento sarà realizzato interamente in bronzo e   verrà realizzato  grazie al lavoro  di più volontari.
Ogni persona che ha contribuito con un piccolo oggetto ha anche scelto la località dove dovrà sorgere  e quasi all’unanimità è stata scelta la città natale di Che Guevara, Rosario.

Il monumento avrà un’altezza di 4 metri e il progetto è stato realizzato da Andrei Zerneri, 34 anni, artista plastico argentino. Verrà inaugurato il 14 Giugno 2008 alle 12.30 nella Calle Moreno y el Río a Rosario, Argentina, in occasione delle celebrazioni degli 80 anni della nascita del Comandante.

Visita il sito: http://www.monumentoalche.com.ar/

 
Di Annalisa (del 02/10/2007 @ 01:01:03, in La memoria, linkato 1274 volte)
Sono corpi, signore...
(un soldato al giornalista José Antonio del Campo, di El Día)
Tlatelolco 68
Jaime Sabines
1.
Nessuno conosce il numero esatto dei morti,
nemmeno si conoscono gli assassini,
nemmeno il criminale.
(Sicuramente già ha raggiunto la storia
quest’uomo piccolo in ogni sua parte,
incapace di tutto meno che del rancore.)
 
Tlatelolco sarà ricordato negli anni a venire
come oggi parliamo del Rio Blanco e Cananea,
ma questo fu ancora peggio,
qui hanno ucciso il popolo:
non erano operai barricati in sciopero, erano donne e bambini, studenti,
giovani quindicenni,
 
Di Annalisa (del 09/10/2007 @ 00:07:22, in La memoria, linkato 1985 volte)
 
Di Annalisa (del 21/12/2007 @ 01:00:00, in La memoria, linkato 648 volte)
Scuola Santa Maria de IquiqueIquique, 23 dicembre 1907
 
Mia cara Nonna,
 
Si ricorda che le raccontai che mio padre era preoccupato per i problemi nelle officine, che c'erano continui scioperi a Iquique e nella pampa e per questo non potevamo uscire?
Come un ronzio lontano, gli uomini scendevano dalla pampa. Erano molti: uomini, donne, bambini, nonni e nonne. Portavano anche i loro cani che correvano tra le loro gambe, come se sapessero che partecipavano ad un avvenimento importante. Le donne portavano canestri ,pentole e mestoli, i neonati contro il petto e gli uomini con i loro figli più piccoli sulle spalle.
Faceva molto caldo in quei giorni. La camanchaca non portava il suo refrigerio abituale.Il calore si posava sulla città come un pesante mantello. Passavano i giorni e nonostante la quantità di gente, c'era un'atmosfera di speranza.
Secondo Juan, i pamperos dissero che avrebbero aspettato fino a che le loro richieste fossero state accettate. Volevano cambiare molte cose, Nonna, come per esempio eliminare i buoni, avere scuole serali o una migliore assistenza medica. Ma gli andò male. Arrivarono le truppe, le autorità si spaventarono, ci furono scontri seguiti da grida e spari.
Nonna alla fine i pamperos non ritornarono nella pampa. Li uccisero con i loro fucili e le grida che schiacciarono la città furono sostituite da un pianto profondo e disperato come quello di un cane ingabbiato.
Tanti morti solo per voler vivere meglio. Ancora l'aria odora di polvere e paura. Non si preoccupi per noi, stiamo bene. Mio padre vuole che andiamo a Tiviliche a riposare e lì passeremo l'Anno Nuovo.
Addio, cara Nonna. Mi scriva.
Sua nipote Isabelle..
 
Georgina Gubbins: Cartas del Desierto           
 
 
Di Annalisa (del 21/12/2007 @ 01:23:57, in La memoria, linkato 2565 volte)
 

Operai in Marcia verso la scuola S. Maria di Iquique

“Quando uno rivolge il suo sguardo alla pampa abbandonata
e con l’orecchio attento penetra nel suo silenzio,
c’è bisogno di tenere il cuore con tutte e due le mani”
Floreal Acuña
 
 
“ Signore e Signori, racconteremo ciò che la storia non vuole ricordare. Accadde nel Grande Nord, fu Iquique la città. Il millenovecento sette segnò la disgrazia”.
Così inizia la Cantata Santa María de Iquique, composta nel 1969 da Luis Advis e diventata celebre nella versione dei Quilapayún che la eseguirono per la prima volta nel luglio 1970 durante il secondo  Festival della Nuova Canzone Cilena e che di questo movimento divenne una delle opere principali.
I nastri originali della Cantata Santa Maria de Iquique furono distrutti dopo il golpe militare e l’esecuzione della canzone fu proibita dalla dittatura di Pinochet fino al 1990.
La canzone narra i fatti avvenuti nella scuola Santa María di Iquique, dove “tremilaseicento sguardi si spensero, tremilaseicento operai vennero uccisi”.
Tra il 15 e il 21 dicembre 1907, sotto la presidenza di Pedro Montt, circa 10.000 minatori del salnitro(nitrato di potassio usato come fertilizzante e nella produzione della polvere da sparo) della regione di Tarapacá  scioperarono  per le precarie condizioni di vita e di lavoro a cui erano sottoposti.
Le loro richieste, come narrato anche nella celebre canzone, andavano dall’eliminazione dei buoni con i quali erano pagati e che potevano essere spesi solo nei negozi delle stesse imprese che li emettevano,...

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