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Caro (si fa per dire) G.W.Bush....
Di Annalisa (del 14/01/2007 @ 09:49:44, in Lettere/Cartas, linkato 668 volte)

Caro (si fa per dire) G.W. Bush , le sue dichiarazioni spesso e volentieri mi lasciano sconcertata spingendomi più di una volta a chiedermi se lei “ci è o ci fa”.

I suoi discorsi contengono infatti talmente tali e tante insensatezze che sto pensando seriamente di farne un’enciclopedia, magari  in fascicoli raccolti per argomenti: per esempio La Democrazia , I Diritti Umani, Le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, Saddam e il libero tribunale che lo ha condannato,  Abu Ghraib Grand Hotel, Guantanamo Resort….

Strano destino il suo, abituati come ci ha  fino a questo momento alle sue sparate quasi quotidiane, una volta tanto che le esce di bocca una sacrosanta verità questa rischia quasi di passare inosservata.

L’affermazione che "Chávez sta andando contro la storia" perché intende nazionalizzare elettricità e telefoni nel suo paese e soprattutto restituire ai venezuelani il controllo dei giacimenti petroliferi è quanto di più vero lei abbia affermato ultimamente.

Se intendiamo il corso della storia come lei lo intende e come fino ad ora è stato inteso dai suoi predecessori, ebbene sì Chávez sta  andando contro la storia.

E meno male…

Caro (sempre si fa per dire)  G.W.Bush ho sempre pensato che gli Stati Uniti  il corso della storia lo hanno  modificato e manipolato a proprio esclusivo uso e consumo: avete bruciato civili con il Napalm, avete raso al suolo città e ipotecato con metastasi e leucemie le vite delle generazioni future di un intero paese, avete creato dittatori "ad personam" salvo poi impiccarli quando troppo scomodi,  ne avete creati altri talmente sanguinari che solo Satana avrebbe potuto, (mi sa che quasi quasi è vera la storia della puzza di zolfo…), avete creato guerre  e conflitti esclusivamente per i vostri interessi considerando  il pianeta alla stregua di  un enorme tabellone di Risiko.

Avete ucciso o fatto uccidere chiunque abbia intralciato i vostri piani criminali e forse con uno solo non ci siete riusciti e a lui per questo va tutta la mia stima e sto parlando di Fidel Castro (non si agiti, per favore G.W. Bush dovesse scappargli un’altra "esportazione della democrazia" non si sa mai…). E sappiamo tutti con che mezzi "democratici" generalmente la esportate la democrazia!

Ricordo che in passato  un altro grande uomo ha cercando di cambiare la storia, la storia del suo paese ma non glielo avete permesso, questo uomo è stato Don Salvador Allende.

Il futuro che  egli aveva immaginato  per il Cile non era quello che  voi avevate programmato. "Una historia canta el viento de amor lucha y agonía , de un pueblo que florecía conquistando el nuevo tiempo" (Una  storia narra il vento d’amore, di lotta e agonia, di un popolo che rifioriva conquistando il tempo nuovo) cantavano gli Intillimani in memoria di quel nuovo corso della storia evidentemente non gradito al  governo di allora del suo paese.

E con Chávez che intenzioni avete? Mi raccomando che la storia non si ripeta…

Insomma fino a questo momento la storia scritta da voi con la complicità  di  "sante alleanze" in Venezuela aveva senso solo per un 15% della popolazione, l’altro 85% era un "sin historia", senza storia. Ora con Chávez finalmente anche per loro ci sarà storia che vuol dire futuro, vita e progresso, caro (si fa per dire G.W. Bush) e non ciò che intendete voi, morte, povertà, guerre, bombe intelligenti, dominio imperialista, sfruttamento….

Insomma tra tante cazzate, una sacrosanta verità. Io  pensavo che forse un barlume di saggezza…   invece avete iniziato a bombardare la Somalia e la storia si ripete…

Le rimetto in allegato una  poesia di Pablo Neruda (morto di crepacuore a causa vostra, uno tra i tanti) affinché le rinfreschi la memoria:

 

Gli Avvocati del dollaro

 

Inferno americano, pane nostro

intinto nel veleno, c’è un’altra

lingua nel tuo perfido falò:

è l’avvocato creolo della compagnia straniera.

È colui che rinsalda i ceppi

della schiavitù nel suo paese,

e disdegnoso va in giro

con la casta dei gerenti,

guardando con aria superiore

le nostre bandiere stracciate.          

Quando arrivano da New York

le avanguardie imperiali,

ingegneri, calcolatori,

agrimensori, periti,

e misurano terra conquistata,

stagno, petrolio, banane,

nitrato, rame, manganese,

zucchero, ferro, gomma, terra,

si fa avanti un nano scuro,

con un sorriso tutto giallo,

e consiglia, con gran garbo,

agli invasori recenti:

Non occorre pagar tanto 

questi indigeni, sarebbe

sciocco, signori, aumentare

questi salari. Non conviene.

Questi plebei, questi meticci

solo saprebbero ubriacarsi 

con tanti soldi. No per Dio.

Sono primitivi, poco più 

che bestie, li conosco bene. 

No , non pagateli tanto.

Viene adottato. Gli mettono

una livrea. Veste da “gringo”,

sputa come un “gringo”. Balla

come un “gringo”, e fa carriera.

Possiede un’auto, whisky, stampa:

lo eleggono giudice e deputato,

lo decorano, ed è Ministro,

ed è ascoltato nel Governo.

Sa lui chi è incorruttibile.

Sa lui chi è già corrotto.

Lui lecca, unge, e decora,

elogia, sorride, e minaccia.

E così si svuotano nei porti

le repubbliche dissanguate.

Dove abita, chiederete,

questo virus, quest’avvocato,

questo fermento dell’immondizie,

questo duro pidocchio sanguinario,

ingrassato col nostro sangue?

Abita nelle basse zone

equatoriali, nel Brasile,

ma la sua dimora è pure

nel cerchio centrale d’America.

Lo troverete nelle impervie

alture di Chuquicamata.               

Dove fiuta ricchezza sale

sui monti, supera gli abissi,

con le ricette del suo codice

per derubare terra nostra.

Lo troverete a Puerto Limón,

a Ciudad Trujillo, a Iquique,

a Caracas, a Maracaibo,

ad Antofagasta, in Honduras,

a imprigionare il nostro fratello,

ad accusare il suo compatriota,

a spogliare peones, aprire

porte di giudici e possidenti,

comprare la stampa, guidare

la polizia, il randello, il fucile,

contro la sua famiglia dimenticata.

Pavoneggiarsi, nel vestito

in smoking, nei ricevimenti,

inaugurare monumenti

con queste frasi: Signori, 

la Patria conta più della vita,

è nostra madre, è nostra terra,

difendiamo l’ordine, fondiamo

nuove caserme, altre prigioni. 

E muore glorioso, “il patriota”

senatore, patrizio,eccellenza,

con decorazioni del Papa,

illustre, prospero, temuto,

mentre la tragica progenie

dei nostri morti, che ficcarono

la mano nel rame, grattarono

la terra profonda e severa,

muoiono battuti e dimenticati,

in fretta in fetta riposti

nelle loro casse funerarie:

un nome, un numero sulla croce

che il vento scuote, uccidendo

persino la cifra degli eroi.