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Voci del coraggio a Oaxaca - Violazioni dei diritti umani delle donne nel conflitto sociale e politico
Di Annalisa (del 31/12/2006 @ 00:48:34, in Messico, linkato 991 volte)

PRIMA PARTE

Dedico questa parte del diario messicano a mi amiga Monique Camus, valiente y sensible mujer oaxaqueña.

 

Ricevo tramite mail da parte di Sara Méndez, de la Red Oaxaqueña de Derechos Humanos la prima edizione dell’opuscolo “Voci del coraggio a Oaxaca. Violazioni dei diritti umani delle donne nel conflitto sociale e politico” prima edizione del 10 dicembre 2006.

Lo tradurrò per il diario messicano in più riprese in quanto si compone di varie sezioni. La versione originale si può scaricare in formato pdf da qui. Credo che sia interessante perché al di là di quanto già è stato detto sulla situazione politica attuale in Messico  che chiunque sia dotato di buona volontà a questo punto dovrebbe già conoscere, al di là anche degli episodi di violenza più eclatanti che si sono verificati in questi ultimi mesi a Oaxaca, ci sono poi aspetti  e modalità diverse della repressione di cui se notizie generiche vengono fornite dalla stampa straniera nessun riferimento appare su quella italiana o europea. Possiamo solo immaginare che sulle donne  la repressione sia stata particolarmente cruda e violenta, possiamo immaginare con  quali modalità essa sia stata attuata, ma l’immaginare soltanto non rende giustizia a queste donne che con coraggio e determinazione stanno portando avanti una battaglia che è iniziata ancor prima del verificarsi degli incidenti di Oaxaca. E proprio per questo,  per la loro determinazione e per il loro coraggio sono state duramente colpite. Un donna che protesta e lo fa a volto scoperto fa più paura di un uomo  perché nei suoi occhi si  legge un dolore antico. 

INTRODUZIONE

“Se non abbiamo un luogo dove si possa vivere con dignità e giustizia, non possiamo vivere da nessun parte” cita enfaticamente Leyla Centeno mentre racconta la storia della sua partecipazione al movimento e di come si sono organizzate le donne per conquistarsi un proprio spazio e un riconoscimento all’interno del movimento sociale sorto a Oaxaca  a partire dal conflitto che da sei mesi monopolizza la società.

Il movimento sociale di Oaxaca ha la consapevolezza  che, come spiega  Leyla, la dignità è qualcosa  di intrinseco all’essere umano, e  che  devono esistere  diritti  che devono essere garantiti dallo Stato affinchè siano reali. Di fatto queste  garanzie sono state violate e perfino cancellate da un governo autoritario e sordo alle necessità dei suoi cittadini e cittadine e per questo uomini e donne lottano per far sì che le persone possano vivere degnamente: rispetto, libertà, sicurezza personale, integrità, autonomia, giustizia e uguaglianza.

Oaxaca è uno stato multiculturale, con caratteristiche geografiche, ambientali e di sviluppo molto diverse.

È il terzo stato più povero del Messico  e concentra la maggior parte della popolazione indigena  del paese, con 16 etnie che rappresentano il 31% delle 52 che esistono in Messico.

Oaxaca si è caratterizzata per avere un sistema di governo monopartitico da più di mezzo secolo.  Il Partito  Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nell’agosto 2004 vinse le elezioni per il rinnovo del locale Congresso  e per  la nomina del Governatore in un clima di scandali e accuse di corruzione e di discussione sociale e giuridica tra  i diversi soggetti politici e  i cittadini e le cittadine.

La disuguaglianza sociale, politica ed  economica accumulata nel corso della storia, insieme con la crisi della  transizione democratica, hanno  oggi come una delle ultime conseguenze  un contesto di corruzione, impunità e violazione dei diritti umani e colpiscono sempre di più le popolazioni indigene e particolarmente le donne.

Voci del coraggio a Oaxaca. Violazioni dei diritti umani delle donne nel conflitto sociale e politico, rappresenta  uno sforzo collettivo delle  donne dei coordinamenti  della società civile di Oaxaca ed è appoggiato da un gran numero di donne e organizzazioni, scritto con il fine di essere uno strumento di denuncia delle violazioni dei diritti umani delle donne.

Inizia con una breve descrizione del ruolo che queste hanno giocato nel movimento sociale.

Racconta  storie che non sono ancora Storia, non solo perché non sono ancora state scritte ma perchè non sono storie definite, periodi terminati, ma sono storie ancora aperte, in svolgimento o che reclamano ancora giustizia . Storie che sono piene di donne con i loro mormorii, le loro grida e il loro dolore. Voci di donne che rompono il silenzio e che ci danno una lezione di resistenza, di lotta, di organizzazione, di partecipazione sociale e di coraggio. Insieme denunciano e chiariscono gli aspetti differenti del tipo  di violenza esercitata contro di esse  e che condizionano la loro vita.

La prima parte di questo materiale racconta le storie di quattro donne, i cui avvenimenti  accadono in un momento storico anteriore al conflitto  degli ultimi mesi e riflettono la situazione cronica dell’abuso di  potere da parte del PRI al governo, violazioni commesse contro donne in quanto tali o per la loro etnia, per pratiche dispotiche  o per il malfunzionamento delle istituzioni. Nella seconda parte si trovano dieci  delle   migliaia di voci di donne di Oaxaca che  hanno infranto il silenzio. Ci mostrano come si sono organizzate in questi ultimi sei mesi di conflitto per conquistarsi un proprio spazio ed essere attrici principali del movimento sociale. Le loro voci ci raccontano come direttamente o indirettamente sono state  colpite nei loro diritti fondamentali e quanto coraggio hanno avuto  per affrontare situazioni di pericolo e di difficoltà. Le voci unite creano un clamore. La voce di ognuna di queste donne  desidera  essere ascoltata  da tante altre; affinchè sia  clamore, con le loro voci e le vostre:  fermiamo questa Tragedia, questa Impunità, questa Infamia.

Voci del  coraggio a Oaxaca vuole  essere un clamore per la Giustizia contro il silenzio e  per la Libertà.

Abbiamo la convinzione che sommando gli sforzi possiamo poco a  poco far sì che Oaxaca sia un luogo dove tutte le persone in particoalre le donne possano vivere con dignità e giustizia e come dice lo slogan femminista: che possano camminare senza paura per le strade.

CONTESTO

Sei mesi di resistenza pacifica  a Oaxaca. Un movimento sociale emergente nel quale la partecipazione delle donne è stata fondamentale. Protagoniste e partecipi di centinaia di azioni pubbliche, di resistenza e di discussione, difenditrici dei diritti dei familiari vittime delle violazioni ai loro diritti individuali e voci levate contro la impunità. Senza l’apporto delle donne, questo movimento senza dubbio sarebbe la metà  in numero e in importanza  di ciò che è stato.

Loro, le colone, le indigene, le contadine, le maestre, le femministe, le casalinghe, le studentesse, tutte hanno contribuito a tessere la storia odierna  di questa organizzazione  e forse del Messico intero. Dall’audace e insospettata presa della televisione statale e di diverse stazioni radio che sono state le principali vie di comunicazione e di articolazione del movimento, fino al sostegno dei presidi e delle barricate che sono servite come protezione agli  operativi notturni dai  gruppi di banditi  del governatore che in distinte occasioni hanno attaccato la popolazione. Dall’organizzazione dei fori di discussione fino al  dar voce alle atrocità.

È noto che questo capitolo  della storia inizia il 14 giugno del 2006, giorno dello sgombero violento del presidio dei maestri nello zócalo di Oaxaca, le offese  per lungo tempo accumulate nella storia del popolo di Oaxaca hanno causato la crisi. Il discoso della governabilità e della democrazia a Oaxaca , come una cortina di fumo, si è dissolto per mostrare strade piene di centinaia di migliaia di pugni indignati, di voci che in coro ci hanno sorpreso con la loro tenacia: “È caduto, Ulises è  già caduto!” Sintesi ultima delle richieste sociali, del debito storico con uno dei popoli  più poveri, violentati e dimenticati del Messico.

Si sono sommati  allora il rifiuto popolare al tentativo  di sgombero e le richieste irrisolte di diversi settori e movimenti sociali: gli indigeni, i contadini, le donne e i sindacati tra gli altri. È sorta così l’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) richiesta ampia e plurale che raggruppa gran parte del movimento sociale.

E se il fattore unitario è stato la richiesta di dimissioni di  Ulises Ruiz, il pensiero e l’ideale collettivo hanno girato  intorno alla trasformazione profonda di Oaxaca. Trasformazione politica, sociale, che restituisca realtà alla Democrazia, alla Giustizia, ai Diritti Umani, l’Uguaglianza tra uomini e donne, la Non Violenza e la Non Discriminazione.

E a Oaxaca il popolo, cioè le donne con le loro stoviglie,  gli indigeni e le indigene, i giovani impulsivi, gli anziani e le anziane dal passo lento e la saggenzza antica, sono i creatori e le creatrici  delle barricate, delle marce di massa. Sono coloro i quali hanno espresso  il loro consenso nelle  riunioni e nei dibattiti; coloro i quali integrano le organizzazioni e nominano i rappresentanti per il tavolo unitario di negoziazione  con la Segreteria del Governo.

Per le donne la crisi ha rappresentato un’opportunità. Centinaia di migliaia sono uscite per le strade e hanno reclamato spazi e  tempi negati loro fino a questo momento. L’organizzazione delle Donne di Oaxaca Primo Agosto è un esempio concreto, un mezzo di partecipazione di donne del popolo, formatosi  per potenziare la loro presenza e azione  all’interno del movimento stesso.

Ciò nonostante, la mobilitazione pacifica, spalla a spalla, la protesta motivata, l’iniziativa davanti al Congresso hanno dato frutti indesiderati: più di seimila effettivi della Polizia Federale Preventiva (PFP) occupano dal 29 di ottobre il centro storico della città di Oaxaca; si contano già 17 morti, 450 detenuti e detenute, ci sono ancora 30 casi di persone scomparse, innumerevoli feriti e persone prelevate dalle loro stesse abitazioni.

Tra le vittime della repressione si contano  decine di donne detenute, scomparse, minacciate e picchiate. Ci sono anche tutte quelle che hanno subito conseguenze per la repressione e per l’assassinio dei loro familiari.

Proprio  il 25 novembre scorso, paradossalmente, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è stato il giorno di repressione più dura di tutto questo periodo e si stima che siano  13  le donne scomparse,  41 le detenute  e  ci sono denunce di torture e di trattamenti disumani.

Ci sono leader del movimento minacciati e arrestati, difensori dei diritti umani perseguitati, giunge voce che ci siano  più di 200 ordini di apparizione e un clima generalizzato che sembra più corrispondere agli anni ' 70 che non al XXI secolo.