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Le veline di Álvaro Uribe alla nostra stampa nazionale
Di Annalisa (del 02/10/2008 @ 22:04:19, in Dis-informazione/Des-información, linkato 1032 volte)

Sede dell' ambasciata colombiana

 
Sono loro, Néstor Pongutá Puerto, corrispondente da Roma del quotidiano colombiano  El Tiempo, Omero Ciai (la Repubblica) e Alessandra Coppola (il Corriere della Sera),  le pedine giornalistiche sulle quali Álvaro Uribe fa affidamento per condurre in Italia la sua campagna di criminalizzazione di quanti si sono impegnati per favorire una soluzione politica e pacifica del conflitto colombiano. Di quanti senza timori denunciano le innumerevoli violazioni dei diritti umani che vengono commesse da quando egli è presidente della Colombia, ma soprattutto denunciano i suoi    vincoli  con il paramilitarismo ed il narcotraffico.
 
Da quando è stato recuperato il computer di Raúl Reyes, (ma nel frattempo i pc  sono diventati tre),  il numero due delle Farc ucciso in un bombardamento del suo accampamento a  Sucumbíos, in Ecuador, il 1 marzo scorso, e da quando l’intelligence colombiana e successivamente anche l’Interpol ci hanno messo le mani, le mail compromettenti scritte da Reyes o da lui stesso ricevute, che sono state recuperate, sono un’infinità : 39 milioni di pagine Word, riferisce il rapporto forense Interpol. Questo materiale è stato utilizzato  in Colombia per avviare processi contro la senatrice Piedad Córdoba e contro Carlos Lozano, il direttore di Voz, (il giornale del Partito Comunista Colombiano), contro  Hugo Chávez, presidente venezuelano, mentre Hugo Guzmán Rambaldi, un giornalista cileno, per lo stesso motivo,  ha perso il lavoro.
 
In Italia la corrispondenza  di  Raúl Reyes “accusa” un ex parlamentare di Rifondazione Comunista Ramón Mantovani, un dirigente dello stesso partito, Marco Consolo, nonché l’Associazione Nuova Colombia,   di essere stati a vario titolo la base d’appoggio della guerriglia colombiana nel nostro paese. Anche il nome di Pier  Ferdinando Casini risulterebbe tra gli “amici” delle FARC.
Marco Consolo e Ramón Mantovani non hanno mai nascosto di avere legami con Raúl Reyes e con le FARC,  legami volti al raggiungimento di un accordo di pace che non sono mai stati nascosti   alle istituzioni italiane e comunitarie,    con le quali è stato organizzato  almeno un viaggio di Reyes in Italia.
L’Associazione Nuova Colombia invece dalle pagine del suo sito web ha sempre condannato le violazioni dei diritti umani commesse dal governo di Álvaro Uribe, e ha spesso organizzato  manifestazioni nei pressi dell’ ambasciata o del consolato di Colombia protestando contro la  rappresentanza diplomatica inviata nel nostro paese,  formata  da personaggi con  curriculum criminali, legati al paramilitarismo e che successivamente sono stati richiamati in Colombia per essere sottoposti a processo come l’ex console di Milano,  Jorge Noguera Cote che si trova attualmente in carcere nel suo paese  e come l’ex ambasciatore Luis Camilo Osorio, attualmente ambasciatore a Città del Messico dove anche lì viene dichiarato pubblicamente persona non grata dalle associazioni di difesa dei Diritti Umani di  quel paese.
 
Dal mese di agosto di quest’anno sia la Repubblica che il Corriere della Sera si stanno alternando nel diffondere i presunti  contenuti delle mail del computer di Raúl Reyes che “proverebbero” i vincoli dei nostri citati connazionali con la guerriglia colombiana.
Il tramite tra i servizi di sicurezza colombiani e la nostra stampa sarebbe  Néstor Pongutá Puerto, non un corrispondente qualsiasi di El Tiempo (quotidiano di proprietà della famiglia Santos, l’attuale vicepresidente della Colombia), ma l’addetto stampa dell’ambasciata colombiana in Italia, e quindi un dipendente della presidenza della Repubblica a tutti gli effetti, come si legge sulla pagina web della stessa ambasciata.
I termini del suo contratto sono i seguenti: “servizi per disegnare, sviluppare ed appoggiare le strategie di comunicazione in Italia e in Grecia, volti alla promozione dell’immagine della Colombia, delle politiche e dei successi del Governo Nazionale nei confronti dei governi d’Italia e della Grecia”. E’ per questo che egli passa  alla stampa italiana le veline governative di Uribe:  nello svolgimento del lavoro di “promozione della politica del Governo Nazionale”, ma anche nell’ interesse della personale campagna del presidente colombiano contro  i suoi oppositori politici o chiunque  esprima dissenso dentro e fuori del paese.
 
Il 24 settembre scorso, è apparso un articolo sul Corriere della Sera a firma di Alessandra Coppola nel quale si fa riferimento all’avvio delle indagini da parte della Procura di Roma contro Ramón Mantovani, Marco Consolo e un membro dell’ Associazione Nuova Colombia.
Sui tavoli del procuratore capo Giovanni Ferrara e del sostituto Angelantonio Racanelli ci sarebbero 1200 tra mail e documenti scaricati dai portatili di Raúl Reyes.
Questi documenti, scrive Alessandra Coppola, sarebbero giunti in Italia, alla Farnesina, via ambasciata colombiana direttamente da Bogotà, con tanto di certificazione Interpol.
 
Stranamente invece, Néstor Puerto scrive lo stesso giorno  su El Tiempo, di aver appreso la notizia dalle pagine del Corriere della Sera, lui che proprio a Via Pisanelli, sede dell’ambasciata colombiana ci lavora e che si suppone quindi abbia visionato il materiale giunto da Bogotà e  in quanto addetto stampa lo abbia trasmesso al Corriere della Sera.
Ramón Mantovani e Marco Consolo hanno già chiarito pubblicamente la loro posizione in una conferenza stampa i primi giorni di agosto, seguita ad un articolo a firma di Omero Ciai apparso su la Repubblica, mentre l’Associazione Nuova Colombia invia proprio in questi giorni una “lettera aperta al Corriere della Sera” dove chiarisce di non aver mai nascosto le “simpatie per le proposte politiche dell'insorgenza colombiana...  poiché siamo convinti che senza il dialogo con la guerriglia non si potrà mai giungere ad un accordo di Pace duraturo” .Concludono che “non sarà la logica del  governo colombiano, che addita come guerriglieri o fiancheggiatori tutti coloro che non si allineano alle sue politiche guerrafondaie, a farci retrocedere nella nostra attività di controinformazione e denuncia”.