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11 Settembre e lotta al terrorismo, non tutte le vittime sono invitate
Di Annalisa (del 10/09/2008 @ 23:30:00, in Il mondo/El mundo, linkato 919 volte)
All’ONU, alla vigilia di  quella che sta diventando sempre più  la giornata internazionale contro il terrorismo, oggi hanno  parlato le vittime.
Quelle sopravvissute agli attacchi delle Twin Towers, come quelle scampate  agli  attentati kamikaze a Gerusalemme, i familiari dei morti della strage  di Beslan, come quelli rimasti uccisi negli attentati di Bali, quelli di Londra, come quelli di Madrid. C’erano anche i familiari degli attentati delle Brigate Rosse e ovviamente non poteva mancare Ingrid Betancourt, relatrice principale della giornata.
 
L’evento, il primo Forum Internazionale  di Supporto alle Vittime del Terrorismo  è stato organizzato a New York dal segretario generale dell’ONU,  Ban Ki Moon .
E’ interessante però  ricordare qui quale fu il manifesto di guerra pronunciato da   George Bush davanti al Congresso degli Stati Uniti il 20 settembre del 2001, 9 giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle:“La nostra guerra contro il terrore comincia con Al Qaeda ma non termina lì. Non terminerà fino a quando  ogni gruppo terrorista a livello mondiale non  sia stato trovato, fermato e sopraffatto”.
 
L’11 settembre ha ufficializzato  un prima e un dopo. Il terrorismo prima e il terrorismo dopo. La lotta contro il terrorismo  prima e la lotta contro il terrorismo dopo. Da quel momento sono cambiati metodi e strategie.  In questo senso l’11 settembre  è stata una data epocale. Ha segnato un mutamento in quella che è la percezione collettiva della paura e nell’ identificazione  dei nemici. Lo Stato che ha scatenato più guerre e conflitti nel mondo, che ha finanziato e sostenuto alcuni dei regimi dittatoriali più sanguinari e violenti, che legittima la tortura e la pena di morte, che viola impunemente i diritti umani, che fa e disfa assetti geopolitici mondiali a suo esclusivo uso e interesse,  si è assunto  l’onere di stabilire ufficialmente dall’11 settembre in poi chi è terrorista e chi non lo è. A questo è servito l’11 settembre   e non solo a creare nuovi impianti petroliferi in Iraq come molti credono. La grande opportunità è stata questa. Da allora tutto è permesso nel nome della sicurezza mondiale.
 
“Terrorismo” è un concetto vago e difficile da applicare alle diverse situazioni e persone.  Implica valutazioni sociali ed economiche complesse, analisi storiche e politiche. Niente di tutto questo interessa più dopo l’11 settembre. I criteri di giudizio si sono semplificati, la prospettiva notevolmente ridotta. Nemmeno il ricordare clamorosi errori di valutazione del passato basta  più. Si ha come la sensazione che  i giudizi futuri saranno senza possibilità di appello.  Anche Nelson Mandela era considerato un “terrorista” e Gandhi prima di lui.
Lo stesso Osama Bin Laden era considerato un eroico combattente  da Ronald  Reagan , nel 1985. Adesso è il diavolo in persona. Il primo terrorista della storia   probabilmente  fu Gesù, e fu necessario allora  torturarlo e metterlo su una croce per farlo stare zitto.
I Mapuche sono terroristi e lo Stato che li perseguita e li ammazza no.  I paramilitari colombiani nessuno li ha mai chiamati  terroristi  anche se girano armati di motoseghe e squartano bambini.
 
Ci sono vittime di serie A e vittime di serie B.  Non sono vittime del terrorismo oggi  i 90 morti di Azizabad in Afghanistan  quasi tutti donne e bambini, uccisi da un raid statunitense qualche settimana fa, non sono vittime del terrorismo i palestinesi o, andando indietro con la memoria i morti di Hiroshima e Nagasaki, o i 350 mila uomini e donne assassinati dalle dittature latinoamericane finanziate e appoggiate dagli Stati Uniti, non sono vittime del terrorismo i corpi che si continuano a trovare in Colombia fatti a pezzi e gettati nelle fosse comuni. Solo per citare alcuni dei grandi esclusi dalla festa globale contro  il terrorismo patrocinata dallo Stato terrorista per eccellenza.