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Sii sempre capace di sentire nel più profondo del cuore qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo....
Di Annalisa (del 06/04/2008 @ 19:30:00, in Società/Sociedad, linkato 848 volte)
Enrico Ingrassia, 57 anni; suo figlio William Ingrassia di 33 anni; il genero di Ingrassia, Gaetano Belfiore, di 25 anni.
I primi due della provincia di Campobasso, l’altro di Lucera, Foggia.
E’ bene che questi nomi circolino, che si conoscano, che la gente, quanta più gente possibile, sappia quello che questi tre italianissimi animali facevano.
Enrico Ingrassia era titolare di un circo, il circo “Marino”, dove si svolgevano spettacoli al limite dell’orrore.
I tre sono finiti in carcere alla fine di marzo,in quanto,  con la complicità della moglie di Gaetano Belfiore (la giovane figlia di Enrico Ingrassia) e di due cittadini bulgari che sono stati denunciati a piede libero, tenevano in schiavitù una famiglia bulgara in condizioni disumane. Una famiglia , giunta clandestinamente in Italia e finita a lavorare nel circo “Marino”, composta da due ragazze e i loro genitori.
Due ragazze di 16 e 19 anni costrette a restare immobili mentre gli  venivano rovesciati addosso serpenti vivi e ogni genere di animali ripugnanti, oppure  costrette a restare immerse nell’acqua gelida di una vasca circondate da piranha,  resi per fortuna inoffensivi dalla bassa temperatura dell’acqua.
Al capo famiglia, ferito ad un piede gli erano state negate le cure mediche necessarie. Alla ragazza di 19 anni un dottore le aveva vietato i bagni in acqua fredda dopo aver subito due interventi chirurgici  per un tumore all’apparato uditivo.
L’intera famiglia dormiva e viveva in condizioni disumane in un cassone di un camion infestato da scarafaggi.
Uno spettatore del circo, un giorno, indignato dalle torture psicofisiche inflitte alle due ragazze, alle quali aveva  assistito durante lo spettacolo,  si è recato ai carabinieri denunciando quanto accadeva.
Vorrei ringraziarlo. Sull’articolo di Repubblica non è riportato il nome, chissà perchè conosciamo sempre i nomi dei cattivi e i buoni restano sempre  senza volto. Ma se affinassimo più spesso la nostra sensibilità, ogni giorno,  per strada, al lavoro o dovunque, se riuscissimo a cogliere sempre il dolore e la sofferenza degli altri,  se riuscissimo a camminare più lentamente  tra la gente con il cuore aperto e guardandola negli occhi, quanto sarebbe più facile la solidarietà e quanti drammi umani e sociali troverebbero fine. Dalla moglie pestata di botte nel silenzio dei vicini, ai piccoli problemi che i nostri figli spesso per paura ci nascondono, alle grandi tragedie, alle violenze nascoste...
Quante persone hanno assistito a quegli spettacoli e ignari o peggio,  indifferenti  a  quanto accadeva sono tornati alle loro vite? Ciechi e sordi, soli con il mondo, completamente inutili.