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Un'ultima cosa sul Manifesto...
Di Annalisa (del 11/10/2007 @ 10:42:25, in Dis-informazione/Des-información, linkato 834 volte)
per rispondere ad alcuni commenti..
Il Manifesto a fasi alterne  mi accompagna da quando avevo 17 anni.
Proprio per questo motivo  non riesco ad immaginare il panorama informativo in Italia senza il Manifesto in edicola e chissà forse per questo pretendo il meglio da quello che considero un po’ anche il “mio” giornale.
Ho trepidato quando nel giugno dello scorso anno, in copertina ho letto “Via Tomacelli, abbiamo un problema...” e mi sono detta “oh no ancora”... e ho creduto anche io come tanti, che fosse importante contribuire anche se con poco al “nostro” giornale.
Noam Chomsky scomodandosi dagli  Stati Uniti fece sapere al Manifesto che “in un’epoca in cui assistiamo ai processi di fusione e annessione alle grandi corporations dei media e un degrado dei loro contenuti, abbiamo ancor più bisogno di voci indipendenti di alta qualità (12/7/2006).
Richard Falk (professore di Diritto Internazionale applicato, Università di Princenton) scriveva il 15 luglio 2006 :“è importante che sopravviva come presenza giornalistica vitale, nell’interresse del giornalismo di qualità e per contrastare le numerose tendenze reazionarie, in Europa e altrove, fra le quali vanno incluse le crescenti fusioni degli organi di informazione e opinione sotto il controllo di un numero ristretto di magnati dei media appartenenti alla destra”.
Paolo Beni (presidente nazionale Arci) confermando l’invio dei primi 2000 euro raccolti fra i dirigenti nazionali, scriveva il 26 luglio 2006 che “gli spazi del confronto e del dissenso vengono costantemente messi in discussione da un sistema editoriale sempre più condizionato dai grandi poteri economici”.
Ma anche tante “donne, uomini, compagni che spesso si incazzano con noi, anche di brutto, ma poi hanno fiducia in questo giornale, lo sentono necessario” scriveva Valentino Parlato il 7 settembre 2006 confermando che la sottoscrizione aveva superato la cifra di 1,5 milioni di euro e preparando la seconda fase della campagna di sostegno al “mostro” una gigantesca colletta che ha coinvolto, pensionati, giovani, casalinghe, impiegati, ma anche dirigenti aziendali, politici, nomi importanti della cultura, piuttosto che i 15 studenti di Genova che hanno comprato 4 copie ciascuno del giornale o i ferrovieri romani, i pacifisti, la sagra del pesce e quella della castagna.
E lo stesso Parlato, preannunciando una grande assemblea nazionale del Manifesto e forse anche una festa, scriveva : “nell’attesa dovremmo avere, sul giornale, iniziative più appassionanti delle dispute tra quel che resta degli antichi partiti, avere inchieste, polemiche, battaglie culturali contro la tendenza dominante, anche in certi giornali democratici come la Repubblica, a seppellire il socialismo e tutte le idee di cambiamento” e invocava dopo gli “anni ruggenti” , “audacia, audacia”...
e ancora pochissimi mesi fa, ad agosto, ci chiedevano di acquistare “senza piagnistei di sinistra” il Manifesto a 5 euro: una richiesta militante che ribadisce come il manifesto sia sempre di più un “lusso di qualità” sia per chi lo fa che per chi lo legge. E cosa dire di Alias il sabato al “prezzo “militante di 5 euro?
Stonano quindi, cari amici, secondo me, dopo un anno di colletta, dopo un anno “di piagnistei di sinistra” ai quali tutti in buona fede abbiamo creduto, sentendoci partecipi del destino di un giornale, quasi identificandolo con il destino della libertà di informazione , le finestre pubblicitarie per Marsilio Editore, e non tanto, non volendo essere troppo puntigliosi,   perchè Marsilio Editore sia di RCS o della famiglia De Michelis,  come alcuni di voi fanno notare, ma piuttosto per i contenuti che esse pubblicizzano.
Dire che “davanti alla pubblicità non bisognerebbe guardare nulla” come scrive l’amico Azor, può andar bene per un supermercato, non per un prodotto culturale, perchè se mettiamo la cultura alla stregua di una qualsiasi merce per la quale vale il principio che è bene che venga venduta al miglior offerente, viene a snaturarsi  lo stesso ruolo formativo della cultura, e che questa possa essere la pratica dei grandi giornali di destra se non ci sorprende affatto, nemmeno  dovrebbe essere la via maestra da seguire se intendiamo la destra come promotrice del principi del liberismo contro quelli di un’etica dell’economia, ai quali noi lettori del Manifesto siamo affezionati..
E’ vero non ho letto il libro, ma sinceramente posso dire che mi è bastata l’anticipazione che ne fanno i due autori su Anna e sono certa di trovare in esso quanto si va leggendo ormai su tutta la nostra stampa nazionale. Solo il Manifesto si distingueva. Almeno per ora.
Alberto, leggere che “Il caudillo fa sempre notizia, per il suo eccentrico protagonismo e perchè lega benissimo con il peggio in circolazione. Da Saddam Hussein (questa mi mancava!!) ad Ahmadinejad passando per Roberto Mugabe. A Lula preferisce Morales e alla vecchia Europa la Russia di Putin” non mi sembra sia parlare di un libro che “sostenga una tesi in contrasto con ciò in cui crediamo”, mi sembra piuttosto sostenere una tesi in contrasto con quella che è la realtà dei fatti, parlare di “presunto” complotto della Cia contro Chávez sostiene l’ipotesi che il complotto possa essere  stato inventato di sana pianta quando ormai è un fatto  reale che è avvenuto.
E’ questo che io ho criticato, è stata la scelta dei due libri in un contesto generalizzato in cui la sinistra sta rivedendo le sue posizioni in materia di politica estera.
E’ vero che sulle pagine del Manifesto si fanno analisi serie sul Venezuela, ma riflettevo ieri appunto che ultimamente vengono fatte per lo più sulla politica estera del Venezuela, un silenzio sembra essere calato su Chávez, sul paese, sulla riforma costituzionale, sul partito unico, troppo difficile, troppo imbarazzante? Sento puzza di bruciato...
Ho solo fatto notare, come lo ha fatto Valentino Parlato attraverso la “richiesta militante” di contribuire con sottoscrizioni alla salvezza del Mostro, che sarebbe bene nel nome del “lusso di qualità” che vorremmo sempre leggere, di non “seppellire il socialismo e tutte le idee di rinnovamento”.
Anche la mia in fin dei conti è stata una “critica militante”...