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Città del Messico, 2 ottobre 1968. Il massacro di Tlatelolco
Di Annalisa (del 02/10/2007 @ 01:01:03, in La memoria, linkato 1210 volte)
Sono corpi, signore...
(un soldato al giornalista José Antonio del Campo, di El Día)
Tlatelolco 68
Jaime Sabines
1.
Nessuno conosce il numero esatto dei morti,
nemmeno si conoscono gli assassini,
nemmeno il criminale.
(Sicuramente già ha raggiunto la storia
quest’uomo piccolo in ogni sua parte,
incapace di tutto meno che del rancore.)
 
Tlatelolco sarà ricordato negli anni a venire
come oggi parliamo del Rio Blanco e Cananea,
ma questo fu ancora peggio,
qui hanno ucciso il popolo:
non erano operai barricati in sciopero, erano donne e bambini, studenti,
giovani quindicenni,
una ragazza che andava al cinema,
una creatura nel ventre di sua madre,
spazzati via, con precisione crivellati di colpi
dalle mitraglie dell’Ordine e della Giustizia Sociale.
 
Al terzo giorno, l’esercito esra la vittima dei
    malvagi,
e il popolo si apprestava esultante
a celebrare le Olimpiadi, che avrebbero dato gloria al Messico.
 
2.
Il crimine è lì,
protetto dalle pagine dei giornali,
dalle televisioni, dalle radio, dalle bandiere olimpiche.
L’aria densa, immobile,
il terrore, l’infamia.
Intorno le voci, il passaggio, la vita.
E il crimine è lì.
 
3.
Bisognerebbe lavare non solo il pavimento:la memoria.
Bisognerebbe strappare gli occhi a quello che abbiamo visto.
assassinare anche i parenti,
così che nessuno pianga, che non ci siano più testimoni.
Ma il sangue genera radici
e cresce come un albero nel tempo.
Il sangue nel cemento, nei muri,
su un’edera: ci schizza,
ci bagna di vergogna, di vergogna, di vergogna.
 
Le bocche dei morti ci sputano
un eterno sangue fermo.
 
4.
Spereremo nella cattiva memoria della gente,
ordineremo le spoglie,
perdoneremo i sopravvissuti,
libereremo i prigionieri,
saremo generosi, magnanimi e prudenti.
 
Ci hanno inculcato strane idee come con una trasfusione.
ma instauriamo la pace,
consolidiamo le istituzioni;
i commercianti sono con noi,
i banchieri, i politici messicani autentici,
le scuole private,
le persone rispettabili.
Abbiamo distrutto la congiura,
aumentiamo il nostro potere:
non cadremo più dal letto
perchè faremo dei bei sogni.
 
Abbiamo Segretari di Stato capaci
di trasformare la merda in essenze aromatiche,
deputati e senatori alchimisti,
leader infallibili, divertentissimi,
una frotta di maledetti spirituali
inalberando gagliardamente la nostra bandiera.
 
Qui non è successo niente.
Inizia il nostro regno.
 
5.
Sui tavoli dell’obitorio ci sono i cadaveri.
Seminudi, freddi, sforacchiati,
alcuni con il volto di un morto.
Fuori la gente si accalca, si spazientisce,
spera di non trovare il suo:
“lo vada a cercare da un altra parte”.
 
6.
La gioventù è l’argomento
centrale della  Rivoluzione.
Il Governo sponsorizza gli eroi.
Il peso messicano è stabile
e lo sviluppo del paese è in aumento.
Continuano le vignette umoristiche e i banditi in televisione.
Abbiamo dimostrato al mondo che siamo capaci,
rispettosi, ospitali, sensibili
(che meravigliose Olimpiadi!),
e ora continueremo con la Metro
perchè il progresso non può arrestarsi.
 
Le donne, in rosa,
gli uomini in azzurro cielo,
sfilano i messicani nella gloriosa unità
che costruisce la patria dei nostri sogni.
 
(Traduzione di Annalisa Melandri)
 
 

Tlatelolco oggi, Plaza de las tres culturas
Fotografia Monique Camus
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Immagine d'apertura e testimonianza tratta da La noche de Tlatelolco di Elena Poniatowska