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Libero e le leggende metropolitane sulla Riforma Costituzionale del Venezuela
Di Annalisa (del 15/09/2007 @ 08:39:14, in Lettere/Cartas, linkato 2572 volte)
 
Gent.mo Vittorio Feltri
Direttore quotidiano Libero
 
p.c. Preg.mo Dr. Rafael Lacava
Embajador de  la República Bolivariana
de Venezuela en Italia
Via Nicolò Tartaglia n. 11
00197 Roma
 
p.c. Consiglio Nazionale
Ordine dei Giornalisti
 
Scrivo dopo aver letto l’articolo dal titolo “Minigonna fuorilegge” L’ultima follia di Chávez della giornalista Silvia Guidi apparso sul quotidiano italiano Libero diretto da Antonio Feltri il 1 settembre 2007.
In esso Silvia Guidi fa riferimento alla proposta di riforma costituzionale presentata ad agosto dal presidente venezuelano Hugo Chávez e deliberatamente in esso inventa  tutta una serie di riforme che a suo dire “il caudillo” starebbe per introdurre nel paese: divieto di indossare la minigonna, pantaloni aderenti, messa al bando di alcolici, censura su Babbo Natale, Minnie e Topolino, la patria potestà esercitata dallo Stato fino ai 21 anni e via dicendo in un crescendo di falsità e menzogne che sfiorano il ridicolo.
Tutto questo alla suddetta giornalista lo spiegherebbe, si legge nell’articolo, Milagros Gil Quintero, una “dissidente che paga la sua lotta per il rispetto dei diritti umani con l’esilio”.
Ovviamente Silvia Guidi nella sua fobia paranoica antichavista, ma soprattutto antietica,  evita di raccontare ai lettori di Libero che Milagros Gil Quintero, è una ex funzionaria con 20 anni di carriera del Ministero delle Relazioni con l’Estero del Venezuela, in pensione dal 2000 e che se come lei dice, si trova in esilio(leggasi : vive all’estero) è soltanto perchè il suo ultimo incarico diplomatico è stato quello di Console Generale a Milano. Da allora come lei dice “vivo in Italia e cerco con il mio  piccolo granello di sabbia di fare qualcosa per il Venezuela”.  
Vorrei sapere con quali fonti Silvia Guidi ha verificato le informazioni (ammesso che lo abbia fatto) fornite da Milagros Gil Quintero. Parlando di provvedimenti legislativi e di presunti progetti legge sarebbe stato facile verificare che si tratta di leggende metropolitane.
Se questo riscontro non è stato fatto, come è evidente, dal momento che si tratta di dati facilmente rintracciabili, allora tanto la giornalista come lei in quanto direttore del giornale avete mancato alle vostre precise responsabilità, prima fra tutte “quell’obbligo inderogabile al rispetto della sostanziale verità dei fatti” di cui all’articolo 2 della legge n. 69/1963.
Distinti saluti.
 
 
 
 
 
L’articolo n. 2 della legge n. 69 del 9 febbraio 1963 che disciplina l’esercizio della professione di giornalista riporta che “è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e della buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori”.
Questa legge, nonchè la Carta dei Doveri del Giornalista   ci danno gli strumenti per verificare se un giornalista o un quotidiano violano i principi dell’etica del giornalismo.
Una cosa infatti è esprimere un’opinione, ben altro è diffondere menzogne e falsità.
Le opinioni sono lecite, si può dissentirne, si possono criticare, si accettano in quanto tali.
Le menzogne NON SONO LECITE soprattutto se per diffonderle si utilizzano spazi privati ma che forniscono un servizio pubblico e soprattutto spazi privati che per esercitare l’attività per il quale sono predisposti utilizzano fondi pubblici e agevolazioni di vario tipo.
Libero ad esempio è il giornale che in assoluto percepisce i contributi più elevati  circa 5. 371.000 euro annui.
Per questi motivi ho deciso di inviare la seguente lettera al direttore di Libero e per conoscenza all’ Ambasciata del Venezuela e all’ Ordine dei Giornalisti  perchè quanto riportato in questo articolo di Silvia Guidi  trascende dalla pura e semplice opinione o interpretazione de fatti e rappresenta invece l’esercizio arbitrario e meschino del raccontare menzogne.
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